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Michele Sindona, chi era il banchiere morto con il caffè al cianuro
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Michele Sindona, il banchiere dei misteri: soldi, Vaticano, mafia e il caffè al cianuro

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La storia di Michele Sindona, finanziere siciliano legato al crack della Banca Privata Italiana, al caso Ambrosoli, alla P2, allo IOR e alla morte nel carcere di Voghera.

Michele Sindona è uno dei nomi più controversi della storia italiana del Novecento. Banchiere, finanziere, uomo di relazioni potenti e pericolose, riuscì per anni a muoversi tra banche, politica, Vaticano, ambienti massonici e criminalità organizzata. La sua parabola cominciò come una scalata finanziaria e finì in una cella del carcere di Voghera, con un caffè al cianuro e un mistero mai del tutto cancellato.

Nato a Patti, in provincia di Messina, nel 1920, Sindona si trasferì a Milano nel dopoguerra. Da consulente fiscale diventò presto un protagonista della finanza italiana, capace di costruire un sistema complesso di società, banche e partecipazioni anche all’estero. Negli anni Sessanta il suo nome si legò all’Istituto per le Opere di Religione, la banca vaticana, e alla grande finanza cattolica.

La scalata finanziaria e il crollo del sistema Sindona

Per un periodo Sindona sembrò incarnare l’immagine del finanziere moderno, aggressivo e internazionale. Acquisì banche, tentò grandi operazioni e allargò il proprio raggio d’azione fino agli Stati Uniti, dove entrò nella Franklin National Bank di New York. Ma dietro l’ascesa si nascondeva una struttura fragile, fatta di operazioni speculative, società estere, depositi fiduciari e rapporti opachi.

volante della polizia
volante della polizia – newsmondo.it

Nel 1974 il sistema crollò. La Franklin andò in crisi e anche in Italia venne travolta la Banca Privata Italiana. La Banca d’Italia nominò commissario liquidatore l’avvocato Giorgio Ambrosoli, incaricato di ricostruire i conti e capire dove fossero finiti i soldi. Fu l’inizio dello scontro decisivo.

L’omicidio Ambrosoli e la morte in carcere

Ambrosoli resistette alle pressioni e alle minacce. L’11 luglio 1979 venne ucciso a Milano da un sicario. Anni dopo, Sindona sarebbe stato condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio. La vicenda mostrò il lato più oscuro del suo potere: non solo finanza spericolata, ma anche contatti con la P2, con ambienti politici e con Cosa nostra.

Nel frattempo Sindona era stato processato anche negli Stati Uniti per il caso Franklin. Dopo l’estradizione in Italia, arrivarono le condanne per il dissesto bancario e poi, il 18 marzo 1986, quella all’ergastolo per Ambrosoli. Due giorni dopo bevve un caffè al cianuro nella cella del carcere di Voghera. Morì il 22 marzo 1986, dopo due giorni di coma.

La sua morte fu archiviata come suicidio, ma il caso continuò ad alimentare domande: chi aveva interesse al suo silenzio? Cosa sapeva davvero Sindona sui rapporti tra denaro, politica, Vaticano, P2 e mafia? La sua storia resta una delle pagine più nere della finanza italiana: un intreccio di potere e crimine finito con una tazzina di caffè e molte verità rimaste nell’ombra.

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ultimo aggiornamento: 7 Maggio 2026 12:47

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